4 giugno 2010

Questa mattina, presso il mio assessorato alle Politiche per la Casa della Regione Lazio, ho incontrato una delegazione dei Comitati dei ‘cittadini resistenti’ locatari degli enti previdenziali Enasarco, Enpaia, Fimit, Cassa geometri, Cassa forense, Fondo Pensioni Banca di Roma.
Ritengo iniquo il comportamento di quegli enti di previdenza che oggi pensano di agire come soggetti privati, nella gestione del patrimonio immobiliare, tradendo la funzione sociale in virtù della quale, a suo tempo, ottennero finanziamenti e talvolta anche i terreni per l’edificazione delle abitazioni di loro proprietà.
Ieri, nel corso di una riunione al Ministero delle Infrastrutture, cui ha partecipato anche il sottosegretario Mantovani, ho posto all’attenzione del Governo la particolare situazione di Roma.
Nella Capitale l’emergenza abitativa si fa di giorno in giorno più grave, come testimoniano gli oltre 5.000 provvedimenti di sfratto già pronti, che si aggiungono ai precedenti 40.000. Per questo motivo, nei prossimi giorni, convocherò una riunione del Tavolo interistituzionale sull’emergenza abitativa.
Il comportamento degli enti previdenziali rischia di rappresentare una vera e propria bomba sociale: bisogna lavorare, per garantire una casa anche a chi non può comprare.
Oggi a Roma più di 30mila famiglie rischiano seriamente di perdere la propria casa, perché gli enti hanno avviato le procedure di sfratto e di dismissione degli edifici. Inoltre, gli affitti sono stati aumentati in maniera indiscriminata e del tutto inaccessibile agli attuali inquilini, costretti a subire incrementi fino all’85 per cento e i prezzi di vendita rispondono più a una logica speculativa che non alla funzione sociale che gli enti previdenziali dovrebbero svolgere.
Ai rappresentanti degli inquilini, che hanno annunciato un convegno a Palazzo Valentini per il 15 giugno e una manifestazione a fine mese davanti alla sede del Parlamento, ho ribadito che sulla materia serve una legge nazionale, che garantisca tra l’altro il passaggio da casa a casa a chi non può comprare.
La prossima settimana incontrerò il prefetto di Roma, Pecoraro, per discutere proprio dell’emergenza abitativa nella Capitale.
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31 maggio 2010

E’ agghiacciante la notizia di civili uccisi dai proiettili dei soldati, soprattutto se sono volontari che prestano la loro opera come costruttori di pace.
E le organizzazioni internazionali, Onu in testa, devono affrontare un problema che sta emergendo con sempre maggiore nitidezza, vale a dire la necessità di un rafforzamento della tutela internazionale verso quelle organizzazioni alle quali, a prescindere dai soggetti in conflitto, non viene più garantita, come una volta, una sorta di intangibilità: le guerre, infatti, a differenza di quanto accadeva fino a pochi anni fa, uccidono un numero crescente di civili inermi.
E’ il momento di dire basta a questa strage, è il momento di tutelare chi mette a disposizione la propria vita per migliorare quella degli altri.
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25 maggio 2010

Questo pomeriggio sono intervenuto all’Istituto di studi giuridici “Arturo Jemolo” in occasione della cerimonia di inaugurazione del VII Corso di Formazione per “Conciliatori” e di consegna dei diplomi agli allievi che hanno partecipato al VI Corso.
La mediazione finalizzata alla conciliazione può rappresentare uno strumento straordinario per decongestionare i nostri tribunali.
Oggi sono pochissimi i cittadini che sanno dell’esistenza di questo strumento e noi abbiamo il dovere di promuoverne la conoscenza. Ci sono resistenze da varie parti, ma quella che è stata introdotta con la riforma del processo civile è una rivoluzione che non si può arrestare. Va solo compresa e digerita, perché anche per gli avvocati, ad esempio, si apriranno nuovi spazi.
Importante è che i cittadini siano messi al corrente dell’esistenza della mediazione finalizzata alla conciliazione, perché in questo modo si può arrivare a una soluzione stragiudiziale delle controversie, in modo da decongestionare i tribunali: le cause civili arretrate nel Paese sono oltre 5 milioni, il che significa che almeno 10 milioni di cittadini aspettano giustizia.
E’ una situazione inaccettabile. E’ stata tracciata una nuova strada, ora si tratta di percorrerla e la Regione farà la sua parte per informare i cittadini del Lazio, promuovendo una campagna nelle scuole e nelle università.
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20 maggio 2010

Far passare il federalismo demaniale come una misura che va nella direzione della trasparenza e di un miglior utilizzo del patrimonio pubblico è operazione a dir poco discutibile: chi sostiene questa tesi o non conosce bene cosa è avvenuto nella maggior parte dei Comuni e di altre istituzioni locali o rappresenta gli interessi di qualche lobby.
Comuni, Province e Regioni hanno dovuto spendere cifre enormi, per censire il loro patrimonio, perché negli anni quello che era un vero e proprio tesoro è stato abbandonato al suo destino: morosità che hanno raggiunto cifre enormi, immobili con planimetrie non conformi all’originale e poche certezze sull’effettiva titolarità degli inquilini.
E, poi, basta pensare a quello che è avvenuto con l’abusivismo sulle spiagge; o con il patrimonio delle Ipab, lasciti finalizzati a contrastare il disagio sociale, che sono finiti, invece, in mano a ben noti personaggi, che nel centro delle città corrispondevano affitti più bassi di quelli pagati dagli operai in periferia; o, ancora, con ville e castelli, tesori mai valorizzati.
Ecco, prima di esultare per quello che sarà, si faccia un serio esame di quello che non si è fatto in passato, per non ripetere gli stessi errori.
Non vorremmo assistere a una nuova ‘Pappopoli’.
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