DAL QUOTIDIANO LINEA, POLIZIA DIMENTICATA

    t. buontempo.

Pubblico di seguito un mio articolo apparso oggi sul quotidiano Linea

Rabbia, delusione e un forte spirito di corpo ha caratterizzato la manifestazione dei poliziotti che mercoledì scorso hanno attraversato in corteo le vie di Roma. Gli slogan che più riecheggiavano erano: “la sicurezza è un diritto” e “più dignità per le nostre famiglie”.

I manifestanti, a migliaia, non erano meno di 30mila, hanno dato vita a un corteo vivace, ricco di tensione e con una grande voglia di spiegare ai cittadini i motivi della loro protesta. Le persone che stazionavano sui marciapiedi delle vie del centro, man mano che scoprivano che non si trattava di manifestanti “qualunque”, ma che erano invece uomini e donne che nel quotidiano vestono divise di agenti della polizia di stato, del corpo forestale e della polizia penitenziaria, restavano incuriositi, sorpresi, attoniti.

Quando a protestare sono i tutori dell’ordine è evidente che il Paese vive un malessere sociale molto più profondo di quello che, superficialmente, viene percepito. E’ amaro constatare che cambiano i governi, cambiano le coalizioni, nascono nuovi partiti, ma per gli agenti delle forze dell’ordine la situazione non cambia.
Lo Stato riesce a garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico quando gli uomini in divisa si sentono orgogliosi della propria funzione, tutelati nell’esercizio delle loro attività e fortificati da una forte solidarietà popolare e quando sentono di poter operare in autonomia, mentre alle loro famiglie viene assicurata una adeguata sicurezza sociale.

Se un poliziotto non vive sereno e non ha a disposizione il minimo necessario per soddisfare le esigenze personali e familiari, non avrà certo quella forza d’animo che lo deve spingere a rischiare la propria vita per difendere quella degli altri, né si garantisce la sua piena autonomia. L’abbraccio delle istituzioni alle famiglie degli agenti che hanno perso la vita rischia di avere il significato di una farsa se, passato il momento della commozione, i loro commilitoni non sentono lo Stato attento ai loro bisogni.

Sentire denunciare dalle forze dell’ordine che le leggi che inaspriscono le pene e quelle che identificano nuove ipotesi di reato sono del tutto inapplicabili perché non si costruiscono nuove carceri, perché loro che sono preposti al mantenimento dell’ordine pubblico hanno mezzi inadeguati, spesso non funzionanti, che gli strumenti tecnici a loro disposizione sono obsoleti, che spesso le autovetture di servizio devono essere lasciate in garage per mancanza di carburante, che mancano gli uomini sufficienti per far fronte alle necessità dei servizi, rende il cittadino più debole di fronte a quella malavita organizzata e a quella microcriminalità che spadroneggiano sui territori.
Si potrebbe quasi parlare di una diserzione dello Stato che abbandona la barricata dalla quale si tenta di respingere l’assalto della criminalità contro i comuni cittadini.

Persone che sono costrette a fare turni pesantissimi, che devono essere a disposizione dell’amministrazione anche al di fuori dell’orario di servizio, che rischiano la vita ad ogni intervento, che sono possibili bersagli di vendette, devono avere uno Stato amico che li tuteli e li protegga e che dia loro il riconoscimento che si deve a coloro che rappresentano la personificazione stessa dello Stato.
Negli altri Paesi civili e industrializzati questo concetto appartiene alla cultura collettiva.

Non c’è dubbio che qualcuno per interessi di bottega o per ambizioni elettorali possa aver soffiato sul fuoco, ma è altrettanto vero che i poliziotti nel corso della manifestazione hanno fatto denunce che nessuno è in grado di contestare perché, purtroppo, si tratta di una drammatica realtà, a cominciare dal taglio delle risorse e dalla proposta di un aumento ridicolo della retribuzione mensile.

Ecco perché riteniamo che sia necessario urgentemente procedere ad una riorganizzazione degli apparati e ad un ammodernamento delle strutture; bisogna eliminare il disagio alloggiativo per non dividere le famiglie dei servitori dello Stato e per assicurare loro un tetto dignitoso; garantire ai giovani un’assistenza complementare; detassare le tredicesime e le indennità operative; occorre adeguare l’organico ai servizi richiesti.

Tutto questo non solo per un doveroso riconoscimento, ma anche soprattutto perché non si darebbe più impressione che lo Stato, ignorando i più elementari diritti degli agenti delle forze dell’ordine, non voglia combattere sul serio il malaffare e la malavita organizzata.

7 Commenti a “DAL QUOTIDIANO LINEA, POLIZIA DIMENTICATA”

  1. Andrea Chiaromonti scrive:

    QUOTO IL PRESIDENTE BUONTEMPO.

  2. victor scrive:

    Alcune considerazioni esposte nell’articolo sono del tutto condivisibili, altre esagerazioni prive di fondamento. Scrivo con cognizione di causa, per ben 40 anni ho indossato con sommo orgoglio l’uniforme dell’Arma e da ben 20 anni ho due figli che si vantano di vestire la stessa divisa. Durante la mia carrera ho provveduto a far costruire una nuova caserma ed a farne ristrutturare un’altra; intendo dire che non dobbiamo sempre attendere che la manna cada dal cielo ma adoperarci con impegno a risolvere i problemi sia quelli quotidiani di minor entità che quelli di più ampio respiro. Mai abbiamo avuto seri problemi con il carburante in qualche rarissima occasione (veramente assai poche forse 5/10 episodi in 4o anni) si consigliava alle pattuglie di eseguire più posti di controllo (utili per l’identificazione di malintenzionati)per limitare la percorrenza dei mezzi stessi.Il “mestiere” di tutore dell’ordine è una missione e richiede notevole spirito di sacrificio e non può essere eseguito esclusivamente per portare la pagnotta a casa, certamente è indispensabile guadagnare quanto necessario ad assicurare serenità alla propria famiglia ma credetemi ci vuoe ben altro, a violte ripenso alla ia vita passata medito su quanto tempo (vi assicuro moltissimo)ho sotrtatto alla mia famiglia e mi chiedo se sia stato giusto e trovo la risposta in Dio – Patria – Famiglia laddove la Patria è citata prima della famiglia. Forse le nuove generazioni, (anche per colpa dei politici attuali che tutto fanno tranne trasmettere amor di Patria) non hanno lo stesso spirito di sacrificio che ci animava, sino a non molti anni orsono eravamo abituiti a lavorare minimo 48 ore alla settimana e non vi era un massimo ed i militari di servizio alla caserma eseguivano 24 ore di servizio continuativo ,oggi per lo stesso servizio occorrono 4 uomini. Certamente non auspico un ritorno al passato, ci mancherebbe altro, ho solo voluto descrivere l’impegno ed il sacrificio delle passate generazioni delle quali uno dei cui motti era “usi ubbedir tacendo e tacendo morir”.

  3. gianni destra legnano scrive:

    Hai proprio ragione caro presidente!! Ed e’ giusto che noi su questo problema alziamo la voce!!! Pero’ …come spesso accade nel nostro partito..c’e’ qualcosa che non quadra!! Perche’ se e’ vero che le forze dell’ordine, subiscono il tutto, e’ anche vero che noi ancora non abbiamo detto una parola sulle ronde(LA SOSTITUZIONE PRIVATISTICA DELLE FORZE DELL’ORDINE?) che il governo berlusconi(in realta’ la lega), ha messo a disposizione alla societa’ civile!! Vede..finche’ e’ la repubblica o il corriere della sera a dichiarare che le ronde sono un fallimento..qualcuno puo’ pensare che e’ la solita propaganda politica di parte..ma se poi a confermare il tutto sono giornali vicino al centro destra…forse, qualcosa di vero c’e'!! Ed io che, da bravo meridionale, vivo in lombardia, le posso garantire che quelle delle ronde e’ stata una CAGATA PAZZESCA!! Nessuno ha fatto richiesta(escluso in qualche enclave forzato del varesotto) di organizzazioni di tipo rondistiche!! Ma il mio problema e’ di tipo politico!!! Come faccio a far notare alla gente che i signorotti leghisti sparano proiettili di gomma solo quando arrivano le elezioni? Se il nostro partito e’ gia’ predisposto ad un’apparentamento con il pdl, il quale rappresenta..ed ha rappresentato da sempre uno strumento di crescita per la lega..puo’ spiegarmi come mi devo comportare? forse puo’ essere un’occasione per il lazio o per qulche altra regione…ma cosa deve fare il partito nella regione che ha 1/5 della popolazione nazionale? Appoggiare Formigoni e le sue privatizzazioni sanitarie? Ma non eravamo per la difesa della res publica? E per quanto rigurda l’urbanistica? Lontani mille anni luce e non voglio annoiarla con il 99% delle cose che non sono in sintonia con la nostra visione di destra nazional popolare!! pero’ noi abbiamo una fortuna non indifferente….e cioe’ che pdl e lega..sono piu’ che sufficienti per vincere e stravincere e quiNdi…non hanno bisogno di noi!! aspetteremo che il centro destra perdera’ consensi per poi chiederci un aiuto? E no…questa volta…no!!! Noi in lombardia ci salveremo solo quando capiremo che il nostro nemico…e’ il PDL!!In realta’ il nostro movimento,a livello nazionale, crescera’ solo quando ci decideremo(come ha capito gioventu’ italiana) a, essere alternativi a questo sistema!! E se qualcuno mi imputa il fatto che questa frase e’ fuori luogo e fuori dal tempo..io gli rispondo…me ne frego!!! Quando la finiremo di barcollare tra il pro e i contro? Storace ha detto che la legge Bossi-Fini non funziona perche’ e’ boicottata dai giudici!! Quando avremo il coraggio di dire che la Bossi -fini e’ una legge pessima che non ha prodotto alcun risultato? ma al comitato centrale non abbiamo stabilito che il nostro principale nemico era la lega? Forse solo quando non ci sono le elezioni!!! Ma noi..non dovevamo non essere il bancomat del pdl (una regione si e una regione no)? e quante persone ancora dobbiamo lasciare per strada? Continuiamo a perdere pezzi sia da militanti che si sono arresi e banalmente cadono nella trappola del centro destra e sia persone che inseguono un principio nobile(forse mai realizzabile) come l’unita’ d’area!! Quante batoste dobbiamo ancora prendere prima di capire che noi dobbiamo essere alternativi a tutto? Ci vuole ancora tanto per recepire che il nostro progetto e rivolto al futuro e non all’attuale presente politico? Non abbiamo nell’immediato rappresentanti nelle istituzioni e qualcuno e’ ancora convinto che cosi’non si va avanti!! Per queste persone gli consiglio di studiare la storia del movimento sociale italiano:prima si cresce e si ramifica nel territorio…poi si dialoga e si pensa ad alleanze strategiche!!!
    GIOVANNI MAURIELLO SEGRETARIO DE LA DESTRA LEGNANO

  4. Anita scrive:

    Al peggio non c’è fine, la manifestazione dei difensori del capitalismo nazionale è la vergognosa dimostrazione di quanto la democrazia in italia sia un fatto deleterio.
    Quanti sono quelli che si nascondono dietro il dito, scordando, l’arroganza, e la spocchiagine di questi super garantiti, uno stipendio sicuro, macchine di servizio in uso personale, e divisa da esibire negli acquisti (personali) importanti.
    Gli stessi che fermano, picchiano e ammazzano il popolino in nome e per conto del potere, potere che negli Stati democratici vuol dire capitalismo.
    Chi veste una divisa, dopo questo sciopero deve lasciare il posto di lavoro, essendosi dimostrato uno indegno.

  5. Emiliano Carosi scrive:

    Questa è la voce di un poliziotto penitenziario che lavora quotidianamente nei reparti detentivi, nella cosidetta prima linea, a contatto odierno con 70-80 detenuti in assoluta solitudine operativa. La stampa nazionale raramente parla e tratta delle problematiche riguardanti gli operatori penitenziari in quanto non facciamo notizia e per tale ragione la manifestazione del 28 ottobre se non fosse stato per la presenza del presidente Buontempo, al quale sono grato per la solidarietà e per la fattiva partecipazione, è passata nel più assoluto silenzio dei mass media e delle istituzioni governative. Sicuramente il richiamo di scuderia della stampa di parte, ha fatto si che la nostra protesta passasse inosservata, escluso per chi si trovavasse per caso in quella giornata nei pressi delle vie della manifestazione. In questa Italia se la voce della protesta s’innalza dalle file silenziose degli appartenenti le forze dell’ordine sicuramente è il sintomo di un Paese in declino…chi rispetta le forze dell’ordine rispetta tutta la nazione!!!

  6. Emiliano Carosi scrive:

    Quando mi riferisco alla cifra 70-80 è la media numerica dei detenuti con la quale ci troviamo a lavorare in un reparto detentivo. Chiaramente la cifra varia da istituto a istituto, dove in alcuni casi si arriva sui 200 giornalieri. A tal proposito rinnovo il saluto e la stima al Presidente Buontempo, l’unico a dar voce alle migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine quasi dimenticati dagli altri rappresentanti istituzionali!!!

  7. fonema scrive:

    Così non va…
    Viene dispersa una comunità umana molto valida

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